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È il mio primo lavoro nel campo dei musical, la prima stesura è del 1997, ma io immaginavo una versione italiana già nel 1974 anno in cui uscì il film. JCS fu il primo album che comprai in vita mia (avevo 13 anni), e quando vidi per la prima volta il film avevo già ascoltato il disco centinaia di volte.
Per me, come per molti altri, JCS rappresenta un culto, e quando mi sono cimentato nell'adattamento in lingua italiana, il primo ad essere diffidente ero io stesso.
I rischi erano tanti, mi muovevo in un campo minato tra culto musicale e religioso. Con un testo così complesso e delicato, cadere nel ridicolo era un attimo.
Gli inizi non furono incoraggianti; quando dissi ad un mio caro e illustre amico che avevo realizzato una versione italiana di JCS, mi disse: «A chi può interessare?»
Quando feci vedere però la prima stesura a Massimo Piparo (regista della compagnia che da anni rappresentava in inglese il musical in Italia), l'impatto fu positivo, si disse infatti disponibile a rappresentarlo, malgrado avesse negli anni rifiutato molte versioni italiane.
L'occasione si presentò nel 1998 al Festival di Caserta . Fu un trionfo!
Chiunque avesse amato la versione inglese, tollerava bene quella italiana, e chi invece non ne era mai stato coinvolto, si entusiasmava: la missione era compiuta!
Una grande soddisfazione venne proprio da Massimo Piparo che disse: «Stasera è caduto per me un tabù, spero che la stampa non si ricordi di tutte le volte che ho detto che non avrei mai rappresentato JCS in italiano perché era intraducibile!»
Presentai il lavoro a Radio RAI che accettò l'idea, tanto che volle aprire le trasmissioni di Radio DUE, il primo Gennaio 2000 proprio con il mio lavoro.
Realizzarlo fu una corsa contro il tempo e più di una volta rischiò di saltar tutto.
Un'altra grande soddisfazione venne dal leggendario Giuda del film Carl Anderson (R.I.P.) che era in Italia con la compagnia per la versione in inglese . Eravamo a Milano in pizzeria con tutta la compagnia, quando vide girare per i tavoli i testi della versione italiana, si incuriosì e chiese a qualcuno di cantargli "Heaven On Their Minds" (quella da lui più amata).
Non capiva l'italiano, ma quando sentì come suonavano i versi, si mise a ridere come un matto e mi disse: «You're a genius!» disse che negli anni aveva ascoltato molte versioni, in francese, portoghese, russo, ecc. ma nessuna suonava come quella!
Da quel giorno mi diede l'appellativo di "Tim Rice II".

Radio Film


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Intervista a Massimo Piparo
(Radio 2 RAI - 1-1-2000)


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