Il Mio Rammarico
Mi scuserete
se comincio
il resoconto di questo mio lavoro con un piccolo sfogo.
Ogni
Lasciato è Perso non era un cattivo film, è solo
stato mal pubblicizzato,
mal distribuito, e così non ha avuto l'affluenza di pubblico che
meritava.
I pochi che lo
hanno visto però lo hanno apprezzato, e chi avrà
l'occasione di
vederlo in cassetta o DVD, riconoscerà che la pellicola valeva
ben
di più di quello che ha incassato nelle sale, o meglio che
è
più pregevole di altri film che nella stessa stagione hanno
incassato
di più.
Non
sarà
un capolavoro della storia del cinema ma, considerando che era un'opera
prima, era ben recitato, aveva una buona fotografia e, pur essendo
divertente,
non era il filmetto banale del comicastro di turno (pregi non da poco
per
un film italiano).
La critica era
stata in gran parte favorevole e considerazioni positive sul film le ha
fatte
anche Maurizio
Costanzo , che non si può considerare certo un "grande
amico" di Piero
Chiambretti.
Per quanto
riguarda me, Ogni Lasciato è Perso è stata la mia
prima esperienza
cinematografica. Come abbiamo visto ogni esordio ha il suo prezzo, e lo
scotto che ho dovuto pagare io è stato quello di veder
riconosciuti
solo in minima parte gli apporti da me dati alla realizzazione del film.
La cosa non
è
particolarmente grave, se si considera come è andato il film, ma
si può dire che, dopo
Piero Chiambretti , io sono la persona che ha lavorato di
più allo sviluppo di
questo film. Tuttavia questo non risulta da nessuna parte, nei titoli
io
appaio in coda come "assistente alla regia" (poco più di
uno
che porta i caffè), mentre il lavoro da me svolto è
assimilabile
a quello di un buon " aiuto
regista ". Ma non solo: per fare un esempio banale, il trailer
del film (quello che ha presentato la pellicola al pubblico nei cinema)
contiene 3 battute; ebbene, 2 di queste sono mie! (Una di queste
riportate da "
Primissima " come una delle migliori del mese tra i film in
programmazione).
In pratica
sono l'unico
vero GHOST di Ogni Lasciato è Perso, che a sua
volta è stato un film "fantasma" !
Ce n'è
abbastanza per alimentare una discreta frustrazione, ma purtroppo
queste sono cose che capitano da sempre, ed è poca cosa di
fronte al privilegio che
ho avuto di affacciarmi allo scintillante mondo del cinema! Per
il
resto ringrazio coloro che mi hanno dato questa opportunità e vi
rimando per i dettagli al capitolo "Il
Mio Apporto ".
Andrà
meglio la prossima volta!
Le Origini Del Film
Chiuso il
noioso paragrafo del rammarico e delle recriminazioni, passiamo a cose
più
interessanti, come i ricordi relativi al "making" vero e proprio del
film.
Erano anni che
cercavo di convincere Piero a fare un film. A mio parere la cura che
lui metteva nella preparazione dei suoi programmi televisivi era eccessiva
per l'attenzione che lo spettatore dedica alla TV.
Il risultato
è
stato che, delle trasmissioni a volte geniali che Piero ha fatto in
questi
anni, poco è stato capito, ma soprattutto non è rimasto
quasi
nulla, se non il debole ricordo in chi le ha viste. Questo perché
la TV, anche quando non è "spazzatura", è comunque
"usa e getta". Piero si proclamava alfiere della
"televisione
del nulla" e (ahimè) della sua televisione non è rimasto
quasi
nulla !
Se vorrete
spiegare ai vostri nipoti chi sono stati Alberto Sordi o Totò,
vi basterà
prendere in cassetta uno qualsiasi dei loro film; come fareste invece
per
spiegare chi è Piero Chiambretti?
Sono convinto
che se Piero avesse impegnato le energie dedicate alla realizzazione
dei suoi programmi, alla lavorazione di altrettanti film, avrebbe in
questi anni prodotto alcune piccole perle della storia del cinema
italiano.
A mio giudizio
avrebbe dovuto cimentarsi come autore-regista, più che come
attore, in quanto
non aveva le basi recitative per fare l'attore (tante volte gli avevano
proposto di partecipare a film di ogni genere e lui aveva saggiamente
rifiutato).
Quando gli
ripetevo queste cose, Piero era d'accordo, ma non riusciva a trovare
gli stimoli e la chiave per trasformarsi da conduttore televisivo a
regista cinematografico , per passare dal continuo divenire del
giornalismo e dell'improvvisazione alla rigida griglia di una
sceneggiatura.
Gli anni
passavano e Piero continuava a vanificare i suoi sforzi in programmi TV
di "nicchia".
Il Merito di Rita Rusic
A fargli
finalmente prendere una decisione fu l'incontro con Rita Rusic, quando
lei faceva ancora parte del gruppo Cecchi-Gori. Piero usciva da una
delusione amorosa, era depresso, e vide nella preparazione di un film
la possibilità di
sfogare ed esorcizzare le sue frustrazioni del momento, trovando gli
stimoli
per dedicarsi a qualcosa di nuovo.
A questo
aggiunse la scelta di sceneggiare una storia autobiografica, cosa che
avrebbe reso il lavoro persino terapeutico. In poche parole
aveva trovato il modo di rigenerare l'energia delle sue
delusioni nella ricerca di una
strada professionale nuova, una sorta di rinascita.
Questa origine
autobiografica risultò poi, allo stesso tempo, pregio e limite
della pellicola.
Rita tuttavia
riuscì a fargli trovare l'entusiasmo necessario, e anche quando
lei si staccò
da Cecchi-Gori, Piero si convinse a seguirla nella nuova avventura di
produttrice indipendente.
Io riconosco a
Rita Rusic una grande grinta e un ottimo intuito,doti
che l'hanno resa un'abile talent-scout del cinema italiano,per
il resto invece il rapporto con Piero, dopo un buon inizio, divenne ben
presto difficoltoso, con molte ombre di incomunicabilità tra i
due. Faticavano a dialogare,
bloccandosi a vicenda. Non so che problemi incontrasse Rita, certo
Piero
vedeva in lei la figura ancestrale della maestra, che premiava
o
puniva, con entusiasmo o sfuriate imprevedibili e spesso
contraddittorie.
La situazione
non migliorò durante tutta la lavorazione del film.
Alla fine, sia
l'ufficio stampa, che la stessa Rita Rusic, fecero una serie di errori
di comunicazione, al momento della promozione del film, che
contribuirono all'insuccesso.
L'errore
più
eclatante fu il manifesto del
film , di stampo "Pieraccionesco", che nulla aveva a che vedere con
la storia.
Molti andavano
per vedere un film e ne vedevano un altro, altri non andavano proprio
nel timore di vedere una "Pieraccionata"!
La Prima Fase della Sceneggiatura
Dopo
l'incontro con
una serie di sceneggiatori presentati da Rita, i quali non trovavano
feeling
con Piero, o addirittura si eclissavano quando si accorgevano delle
difficoltà
che il film avrebbe incontrato, la scelta cadde su due vecchie volpi
del
cinema italiano: Leo Benvenuti e Piero DeBernardi ,
pilastri
della vecchia scuola, che avevano dato vita a film come "C'era una
volta
in America" o i primi "Fantozzi".
Piero
cominciò
le riunioni con loro, si incontravano ogni giorno dalle 15 alle 19 e, a
detta di Piero stesso, gli sembrava di essere tornato a scuola. Alle
riunioni era sempre presente Tiberio Fusco che contribuiva
sotto vari aspetti e fungeva un po' da compagno di banco di
Piero, La cosa continuò
per mesi, ma la sceneggiatura non si sbloccava.
Pur essendo io
in quel periodo a Roma, Piero mi tenne lontano da quella parte di
lavorazione, penso perché non si sentiva ancora sicuro e temeva
che i miei giudizi
impietosi lo scoraggiassero ulteriormente. Faceva un po' come quegli
scolari
che nascondono la pagella al padre, finché i voti non sono
buoni...
In tutto quel
periodo infatti non vidi una sola parola scritta !
La primissima
stesura pare infatti che non fosse granché, e le leggende
narrano che la stessa Rita non dormì la notte, dopo
averla letta !
Quei mesi
furono comunque importanti per Piero che imparò dall'esperienza
dei due
sceneggiatori molte malizie per impadronirsi al più presto del
nuovo
mezzo. Fu come andare a scuola di cinema.
Travolti dagli Eventi
La svolta si
ebbe quando Benvenuti si sentì male e fu ricoverato per quel
male da
cui, purtroppo, non si riprese più. Piero, improvvisamente
orfano
di una delle sue guide, si trovò costretto a prendere una
decisione
per mandare avanti il lavoro.
Dopo qualche
titubanza la scelta cadde su un nostro vecchio amico, Diego Amodio , psichiatra e
autore che, pur non avendo una lunga esperienza in campo
cinematografico, aveva il merito di conoscere bene Piero e di sapere
come fare a metterlo a suo agio.
La situazione
si sbloccò, si passò dalla vecchia macchina da
scrivere ad un computer portatile di nuova generazione,
comprato per
l'occasione, e Piero come un fiume in piena cominciò a
concretizzare
su carta (pardon su Hard Disk) tutte le situazioni che aveva deciso di
raccontare
nel film.
Diego, a
fatica, gestiva e dava un ordine a quel magma che fuoriusciva dal
vulcanico Piero.
Quando
arrivò
per la prima volta in mano mia una delle ultime stesure della
sceneggiatura, devo dire che, malgrado i dialoghi un po' sintetici, era
quasi ineccepibile. Lo stesso Piero tirò un sospiro, vedendo che
nemmeno io trovassi
granché da ridire (sapendo come sono ipercritico); disse:
«Bene,
la sceneggiatura ha passato anche la "Prova Villone" !»
Piero Chiambretti Attore
Rita aveva
convinto Piero a mettersi in gioco come attore protagonista all'interno
della sceneggiatura, giacché il suo volto era importante che
apparisse, almeno nel primo
film. Piero era incerto sulla proprie capacità recitative (non
aveva
mai fatto scuola di recitazione ne di dizione) e perciò aveva
ritagliato
per sé il ruolo di un protagonista un po' defilato, che
lasciasse
spazio ad attori più collaudati. Anche per questo aveva
concepito
dialoghi piuttosto scarni nel film, riproponendosi di raccontare
più
con le immagini che con le parole.
Malgrado
ciò,
si rese conto che il doppio ruolo di regista-attore lo metteva
comunque a rischio, così pensò che dietro alla macchina
da presa
servisse una persona in grado di dirigerlo nella recitazione, mentre
lui
era in scena. Doveva essere una persona con esperienza nella direzione
degli
attori, di cui lui si fidasse, e che lo conoscesse bene. Dopo una serie
di
considerazioni l'incarico fu affidato a me.
La produzione
fece resistenza, non era convinta della scelta, chiedevano a cosa
servisse un regista della
radio al cinema , ma Piero si impuntò e ottenne che fossi io
a ricoprire quel
ruolo.
Il Casting
Erano
già
state definite molte delle parti principali. Rita voleva giustamente
affiancare a Piero delle attrici molto belle, Piero voleva che
gli attori fossero tutti molto bravi. La parte più
difficile da assegnare era quella di Martina che, più di
tutte, doveva esser bella,
ma anche molto brava. Durante i provini per la parte di Beatrice si
presentò una ragazza che veniva dal mondo della moda; era
italiana ma viveva a New York, da dieci anni era indossatrice, ma da
cinque frequentava l'Actor's Studio . Il suo nome era Greta Cavazzoni . Durante il
provino per la parte di Beatrice, chiese di provare anche la parte di
Martina. Piero accettò, un po' scettico, prigioniero
di quel luogo comune che prevede che un'attrice bella non possa
essere
anche brava . Greta, malgrado la voce flebile e quel suo accento a
metà
tra emiliano e americano, sovvertì le convinzioni dei presenti,
lasciando
tutti a bocca aperta per come improvvisò in modo emozionante il
difficile monologo di Natale
.
La parte di
Martina era sua. Piero mi telefonò entusiasta per informarmi del
nuovo acquisto.
Venne il
momento della mia partecipazione attiva al lavoro, le parti principali
erano tutte definite, ma il lavoro era ancora lungo e faticoso. La
sceneggiatura, infatti, era piena di personaggi che apparivano per una
scena o due, per poi sparire nel nulla. La loro presenza era
determinante e doveva essere molto incisiva perché in poco tempo
lasciasse il segno. In pratica gran parte
del film si basava su una categoria di attori che in Italia non
esiste
più: i Caratteristi .
Per trovare le
facce giuste, visionammo a luglio a Torino 320 tra attori e figuranti,
in tre
giorni! Trovammo gran parte di quelli che ci servivano, ma altri li
dovemmo
ancora cercare tra conoscenze e gente incontrata per strada o al bar
!
La fatica fu
notevole, molti li dovemmo doppiare, ma alla fine quella parte del
lavoro fu soddisfaciente.
In
quell'occasione conobbi e apprezzai il lavoro del primo aiuto regista: Claudio
Bernabei .
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