EYMERICH NEI ROMANZI
Nicolas Eymerich (un inquisitore
domenicano realmente esistito, nato nel 1320 a Gerona, in
Catalogna
, e morto nel 1399) è il protagonista, finora, di sei romanzi e
di
un volume di racconti di Valerio
Evangelisti .
Crudele, inflessibile, altero,
tormentato, agisce con totale spietatezza al servizio di ciò che
ritiene il bene. E' tuttavia dotato di straordinaria intelligenza e di
profonda cultura, tanto che il lettore è portato a identificarsi
con lui, pur venendo turbato dalla sua violenza praticamente priva di
freni.
Eymerich indaga su fenomeni
misteriosi nell'Europa medioevale, ma spesso la soluzione del mistero
sta in storie parallele
a quella principale, che si proiettano nel nostro presente e nel nostro
futuro.
L'azione stessa di Eymerich eccede i
limiti del suo tempo e si proietta su tutta la storia umana, gettandovi
un'ombra difficile da estirpare: l'orrore e il fascino
dell'intolleranza.
Classificati come di "fantascienza" o
"fantasy", i romanzi con al centro Eymerich miscelano invece vari
generi
letterari, al servizio di riflessioni più profonde di quelle che
mediamente
propone la narrativa popolare.
EYMERICH STORICO
L'inquisitore Nicolas Eymerich,
protagonista di molti romanzi di Valerio Evangelisti, è
realmente esistito. Eccone una breve biografia.
Nicolau Eymerich nacque a
Gerona nel 1320. All'età di quattordici anni entrò
nel locale convento dei domenicani, dove seguì, durante il
noviziato,
i corsi di teologia tenuti da frate Dalmau Moner (1291-1341).
Perfezionò
i suoi studi prima a Tolosa e poi a Parigi, dove nel 1352 ottenne il
dottorato.
Sostituì frate Moner nell'insegnamento a Gerona.
Nel 1357 Eymerich fu nominato
inquisitore generale del regno d'Aragona, in sostituzione di Nicolau
Rossell (nei romanzi dei Valerio Evangelisti l'evento è
anticipato al 1352, con un richiamo alla data di nascita dell'autore).
I primi processi importanti, contro eretici e bestemmiatori, li
celebrò nel 1358. Subito dopo ricevette il titolo onorifico di
Cappellano del papa.
La protezione del pontefice e del suo
legato mise al riparo Eymerich dai tentativi di rimuoverlo dalla carica
attuati, fin dal 1358, dal re d'Aragona Pietro IV il Cerimonioso.
L'ostilità del re si accentuò nel 1360, quando
l'inquisitore iniziò a perseguitare gli spiritualisti
francescani, e soprattutto il beghino Nicola di Calabria, al centro di
un clamoroso processo.
Due anni dopo, Eymerich fu nominato
vicario generale dei domenicani a Gerona, ma il papa Urbano V
invalidò l'elezione e un capitolo del suo ordine gli tolse
l'incarico di inquisitore generale. Questo fu attribuito a Bernat
Armengol (Bernardo Ermengaudi), suo rivale
di lunga data, appoggiato da Pietro il Cerimonioso.
Eymerich fece però intervenire
i vertici dell'ordine domenicano, che annullarono la nomina del rivale
e
gli restituirono il governo dell'Inquisizione aragonese; però
recuperò pienamente la carica solo nel 1365. Subito
ricominciarono le lagnanze del re per la sua eccessiva intransigenza
(sotto Eymerich, l'Inquisizione aveva preso a comminare pene inaudite,
come il rogo e lo scorticamento)..
L'ostilità del monarca
raggiunse il culmine nel 1366, quando l'inquisitore iniziò ad
attaccare gli scritti
di Raimondo Lullo (filosofo francescano morto nel 1316, considerato il
massimo
esponente della cultura e della lingua catalane) e a perseguitare i
suoi
seguaci. Pietro IV ordinò che Eymerich fosse esiliato, ma
l'inquisitore disobbedì e, dopo un periodo di latitanza, riprese
le proprie funzioni. Subito ricominciò a vessare i lullisti,
proprio nel momento in cui il re d'Aragona rendeva ufficiale
l'insegnamento delle dottrine del filosofo francescano.
Non ci fu verso, per la corona, di
ottenere la destituzione di Eymerich. Questi arrivò a mettere
sotto processo il giurista di corte Francesc Roma, tanto da suscitare
la rivolta del Consiglio dei Cento di Barcellona. Il re proibì a
Eumerich di predicare in
quella città, ma il domenicano disobbedì clamorosamente
e,
dal pulpito della cattedrale di Barcellona, scomunicò il
giurista.
Successivamente appoggiò la rivolta della diocesi di Tarragona
contro
il monarca, scomunicando tutti coloro che si mantenevano fedeli a
Pietro
IV. Il governatore di Catalogna circondò il convento dei
domenicani
con duecento uomini a cavallo. Eymerich, incarcerato, fu nuovamente
esiliato,
e così il suo "luogotenente", frate Pedro Bagueny.
Dal 1376 Eymerich risedette ad Avignone , dove
completò la più nota delle sue opere: il Directorium
Inquisitorum . Nel 1377 accompagnò il papa Gregorio XI a
Roma. Nello scisma d'Occidente, che ebbe inizio dopo la morte di
questi, prese decisamente le parti di Clemente VII e della sede avignonese
, pronunciando anche un atto d'accusa contro Vincenzo Ferrer, che per
un poco
era sembrato simpatizzare per il partito opposto. Soprattutto,
però, Eymerich continuò la propria campagna contro
Raimondo Lullo e i lullisti, raccogliendo citazioni e prove per
dimostrarne l'eresia. Riuscì, a suo dire, anche a strappare al
papa una bolla di condanna. In Aragona, essa fu giudicata un falso
redatto dallo stesso inquisitore.
Eymerich rientrò nel regno
aragonese (rimasto neutrale durante lo scisma) nel 1381. Vi
scoprì che i domenicani scismatici lo avevano deposto, ed eletto
inquisitore generale Bernat Armengol. Non riconobbe la nomina e, nel
1383, notificò agli abitanti di Barcellona la messa al bando
delle opere di Raimondo Lullo. Furioso, Pietro IV ordinò che
Eymerich fosse annegato, e solo dietro pressione della regina
accettò di mutare la condanna nell'esilio perpetuo.
L'inquisitore, ancora una volta, ignorò la condanna e rimase in
patria, grazie anche all'appoggio
di Giovanni, figlio del Cerimonioso.
Alla morte di re Pietro, nel 1386, il
successore Giovanni reintegrò Eymerich nelle proprie funzioni.
L'Inquisizione riprese a punire gli eretici, veri o presunti, con pene
crudeli, che il
re eseguiva puntualmente. Fu per incitamento di Eymerich che venne
reintrodotto l'uso di trapassare la lingua dei condannati con un
chiodo, perché non potessero profferire frasi blasfeme.
Sulle prime, Giovanni
assecondò anche la repressione dei seguaci di Lullo, ma
l'idillio durò solo fino
al 1388, quando l'intera cittadinanza di Valenza si ribellò
all'inquisitore e lo mise sotto processo. Il re intervenne per liberare
il rettore dell'università di Cilla, incarcerato come eretico, e
chiese al pontefice di frenare le
violenze di Eymerich. Domandò anche che le opere di Lullo
venissero
nuovamente esaminate
Dopo una nuova rivolta di Valenza e
una presa di posizione del Consiglio dei Cento di Barcellona, nel 1891
Eymerich fu definitivamente sostituito da Bernat Armengol e proscritto.
Cercò di sottrarsi all'ordine rifugiandosi in una chiesa, ma due
anni più tardi dovette decidersi a riparare ad Avignone,
inseguito anche da una paradossale accusa d'eresia. Poté tornare
a Gerona solo nel 1396, dopo la morte di re Giovanni. Risedette nel
convento dei domenicani fino alla morte, avvenuta il 4 gennaio 1399.
Biografie di Eymerich:
E. Grahit, El inquisidor fray Nicolas Eymerich, Gerona, 1875;
J. Brugada I Gutiérrez-Ravé, Nicolau Eymerich i la
polèmica
inquisitorial, Barcellona, 1998.
Delle edizioni moderne del
Directorium Inquisitorum, l'unica attendibile in lingua italiana
è Il manuale dell'inquisitore,
a cura di L. Sala-Molins, Roma, 2000.

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